Non possiamo partecipare allo sciopero indetto dalla CGIL per oggi 12 marzo contro le politiche fiscali del governo. Siamo lavoratori e lavoratrici freelance, a partita iva individuale, o con uno dei cosiddetti contratti atipici, consulenti, grafici, formatori, attrici ed attori, registi, videomaker, operatori del sociale, architetti, programmatori di software, ricercatori, traduttrici, esperti di valutazione ambientale e quant’altro. Per noi che non abbiamo né orario né salario, sarebbe già difficile praticare uno sciopero pensato come astensione per quattro ore da una giornata lavorativa di otto. Ma il vero motivo per cui non saremo in piazza è perché siamo costretti, anche dal più grande sindacato italiano, all’invisibilità. La CGIL, come tutti, destra e sinistra e i loro governi, ci chiama “precari”, ma siccome la precarietà è un dato che riguarda ormai la vita intera e tutti i cittadini, che abbiano un contratto a tempo indeterminato o no, che siano manager o operai, dire “precari” è diventato spesso l’alibi per chi non vuole affrontare i problemi veri.
— Perché noi non ci saremo | Global Project (notato e mutuato da segnalezero) (via nezmar)
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