come se di alternative non ne esistessero e fosse normale annullare la nostra persona giorno dopo giorno, attraverso tram e metropolitane, orari impossibili, stipendi da fame e obiettivi che non sono più i nostri, ma quelli dell’azienda, della carriera. penso alle alternative e provo a tenermi strette quelle parti di me che non trovano spazio sulla scrivania dell’ufficio. mi chiedo se questi luoghi siano gli unici abitabili o se ne esistano altri, più difficili da trovare perchè nascosti dietro scelte che non siamo capaci di fare, dietro stili di vita a cui non vogliamo rinunciare.
— places that pull
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